RELAZIONI COMMERCIALI

1.1 LE RELAZIONI COMMERCIALI DELL’INDONESIA.
Con il mondo. Secondo le elaborazioni e ffettuate su dati dell’FMI l’interscambio commerciale dell’Indonesia, a livello mondiale, a partire dal 1962 è stato caratterizzato da un avanzo costante e ininterrotto della bilancia commerciale, che nel 2011 ha superato i 26 miliardi di dollari USA.
Tuttavia, nel 2012, la bilancia mercantile ha conosciuto un’inversione di tendenza: secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica indonesiano lo scorso anno si è chiuso con un deficit di 1,7 miliardi di dollari, imputabile ad una brusca frenata delle esportazioni (-6,6%) a fronte di un significativo incremento delle importazioni (+8%). Più precisamente, l’anno scorso, le vendite all’estero sono state pari a 190 miliardi di dollari (con una quota di mercato sull’export mondiale dell’1,1%) mentre gli acquisti sono risultati di poco inferiori a 191,7 miliardi (con una quota sull’import a livello globale dell’1% circa).
Nella graduatoria generale dei mercati esportatori al mondo, elaborando i più recenti dati del Fondo Monetario Internazionale, l’Indonesia si posiziona al 25° posto; ottavo paese se si considera solo l’Asia orientale, alle spalle di Cina, Giappone, Corea del sud, Hong Kong, Singapore, Thailandia e Malesia.
Inoltre, dall’analisi delle statistiche di commercio estero – di fonte Badan Pusat Statistik – si evidenzia ruolo che occupa il nostro paese negli scambi con l’estero dell’Indonesia. Lo scorso anno l’Italia rappresentava il quindicesimo cliente, nonché terzo mercato comunitario, con una quota pari all’1,2%, e il ventiquattresimo fornitore, con una incidenza relativa dell’0,8% (v. tabella 1.2 in appendice statistica).

Con l’Unione Europea. In ambito U.E. a 27, l’Indonesia rappresenta il trentesimo destinatario dell’export dell’Unione e il ventiquattresimo fornitore. Oltre il 13% dell’interscambio complessivo dell’area con l’Indonesia riguarda l’Italia. Il nostro paese, quindi, si colloca al terzo posto, dietro la Germania e i Paesi Bassi.
Per quanto concerne l’export dell’U.E. nel mercato del sud est asiatico, durante lo scorso anno, il 12,7% proveniva dal nostro paese che si posizionava al terzo posto, preceduto dalla Germania (32,4%) edalla Francia (14%).
Anche per quel che riguarda le importazioni complessive dall’Indonesia dell’Unione Europea a 27, l’Italia, con una quota del 13,5%, nel 2012, si classificava al terzo posto dopo i Paesi Bassi (20,4%) e la Germania (19,9%).
Gli scambi commerciali dell’Unione Europea con il mercato indonesiano si caratterizzano per realizzare dei disavanzi che, nel corso degli ultimi anni, si sono attestati mediamente a circa 7,2 miliardi di euro.
Tuttavia, nel corso del 2012, il deficit ha conosciuto un significativo restringimento, toccando quota – 5,7 miliardi di euro (v. tabella 1.3 in appendice statistica). Era dal 2004 che non si realizzava un valore così basso del passivo.
Scendendo nel dettaglio solo 9 paesi comunitari su 27 hanno realizzato surplus della propria bilancia commerciale. L’Italia ha totalizzato un deficit (-852 milioni di euro) che, nella graduatoria generale degli avanzi degli Stati UE con l’Indonesia, risultava migliore solo di Paesi Bassi (-2,5 miliardi) e Spagna (-1,4 miliardi).

Con l’Italia. I dati del nostro interscambio con l’Indonesia, diffusi dall’Istat, evidenziano, con l’unica eccezione del biennio 1996 – 1997, un passivo della bilancia commerciale italiana che, nel corso del 2012, ha assunto un valore di 852 milioni di euro. Tale disavanzo, tuttavia, ha evidenziato un miglioramento rispetto al quadriennio precedente, quando i conti con l’estero dell’Italia con il mercato asiatico registravano deficit costantemente superiori al miliardo di euro (v. tabella 1.4 in appendice statistica).
Nel corso del decennio 2003 – 2012 il valore delle esportazioni si è triplicato: da 402 milioni di euro del 2003, infatti, lo scorso anno l’export ha superato 1,2 miliardi. Durante il periodo considerato le vendite di prodotti italiani in Indonesia hanno conosciuto diverse oscillazioni per poi attestarsi – nell’ultimo triennio – a tassi di crescita particolarmente sostenuti. Se nel biennio 2010 – 2011 l’incremento medio annuo è stato di poco inferiore al 26%, lo scorso anno l’accelerazione è risultata considerevole (+55,7%): da 789 milioni di euro del 2011 l’anno scorso si è superato gli 1,2 miliardi.

Di converso le importazioni italiane dal paese indonesiano – nel decennio esaminato – sono passate dai circa 1,1 miliardi di euro del 2003 ai 2,1 miliardi del 2012. Nel corso degli anni l’import ha segnato tassi di crescita positivi, con le uniche esclusioni del 2009 e del 2012. In particolare durante quest’ultimo anno la nostra domanda di prodotti provenienti dal mercato asiatico, anche a causa delle ormai note difficoltà economiche che stanno pregiudicando potere d’acquisto e consumi delle famiglie, ha registrato una importante contrazione (-21,7%), riducendosi – nell’arco di dodici mesi – di 577 milioni di euro.
In generale l’interscambio complessivo di beni dell’Italia con l’Indonesia (nostro 46° partner commerciale) rappresenta poco più dello 0,4% del volume totale dei nostri scambi a livello internazionale, ossia di un valore lievemente superiore alle relazioni commerciali che intratteniamo con la Croazia.
Scendendo nel dettaglio il mercato del sud est asiatico risulta il 52° paese destinatario nel mondo dei prodotti targati made in Italy, mentre costituisce il 39° mercato di provenienza per quanto concerne gli acquisti italiani di beni dall’estero.
Dal punto di vista regionale il 28% circa dell’export italiano in Indonesia proviene dalla Lombardia. Seguono l’Emilia Romagna e il Veneto, con valori che si attestano, rispettivamente, al 20% ed al 19%. A livello locale, inoltre, Milano, Bologna e Treviso sono le province che, nell’ordine, esportano maggiormente nel mercato asiatico; complessivamente il flusso di vendite, nel 2012, è stato pari a 346 milioni di euro per un apporto, all’export nazionale, superiore al 28%.
La Lombardia risulta essere anche la regione più attiva per quel che riguarda le importazioni italiane dall’Indonesia, assorbendo poco meno di un quarto dell’import complessivo, seguita dalla Puglia con una percentuale lievemente più bassa (22%). Per quanto concerne le province, Milano detiene sempre la posizione di leader. Alle spalle del capoluogo meneghino si collocano Bari e Brindisi, verosimilmente grazie ai porti di arrivo di merci indonesiane.
Dal punto di vista merceologico, oltre la metà del nostro export è basato su macchinari e apparecchiature, in particolare macchine industriali specializzate e di impiego generale. Segue, con il 7%, il comparto metallurgico, costituito soprattutto da tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio. Per quanto riguarda invece le importazioni esse si concentrano, per il 30%, nel settore alimentare, composto prevalentemente da oli e grassi vegetali e animali e, in misura inferiore, da pesci, crostacei prodotti italiani in Indonesia hanno conosciuto diverse oscillazioni per poi attestarsi – nell’ultimo triennio – a tassi di crescita particolarmente sostenuti. Se nel biennio 2010 – 2011 l’incremento medio annuo è stato di poco inferiore al 26%, lo scorso anno l’accelerazione è risultata considerevole (+55,7%): da 789 milioni di euro del 2011 l’anno scorso si è superato gli 1,2 miliardi.
Di converso le importazioni italiane dal paese indonesiano – nel decennio esaminato – sono passate dai circa 1,1 miliardi di euro del 2003 ai 2,1 miliardi del 2012. Nel corso degli anni l’import ha segnato tassi di crescita positivi, con le uniche esclusioni del 2009 e del 2012. In particolare durante quest’ultimo anno la nostra domanda di prodotti provenienti dal mercato asiatico, anche a causa delle ormai note difficoltà economiche che stanno pregiudicando potere d’acquisto e consumi delle famiglie, ha registrato una impe molluschi. Significativo anche il comparto dell’antracite che rappresenta il 17% circa dei nostri acquisti dal mercato asiatico.
Sia per quanto riguarda gli oli e grassi vegetali e animali che l’antracite, l’Indonesia risulta il nostro secondo mercato fornitore al mondo, contribuendo rispettivamente per il 15 e il 12 per cento circa al fabbisogno nazionale.
Va però sottolineato che il rallentamento, che l’import italiano ha conosciuto lo scorso anno dal mercato indonesiano, va attribuito, prevalentemente, al forte calo dei nostri acquisti di antracite (-42,2%) e prodotti chimici (-37,1%).

1.2 LA PRESENZA DI BANCHE ITALIANE IN INDONESIA.
Come riportato sul portale “Rapporti Paese congiunti” dei Ministeri degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico, nel comparto bancario, hanno manifestato interesse, soprattutto verso il segmento corporate, i gruppi italiani Unicredit, Banca Popolare di Vicenza e UBI Banca, che attraverso le proprie rappresentanze di Hong Kong, hanno stipulato accordi di corrispondenza con le principali banche indonesiane.
Attualmente – secondo quanto riportato dall’ABI – non si registra la presenza diretta di banche italiane in Indonesia. BNL/BNP è presente attraverso la capogruppo BNP Paribas, con filiali nella città di Giacarta.

1.3 LA PRESENZA ISTITUZIONALE ITALIANA IN INDONESIA.
Secondo le informazioni tratte dal portale del Ministero degli Affari Esteri in Indonesia sono presenti a Giacarta, oltre all’ufficio dell’Agenzia ICE, l’Ambasciata italiana e il Consolato Onorario a Denpasar (Isola di Bali). Sempre a Giacarta, per di più, è operativo l’Istituto di Cultura che ha lo scopo di creare un dialogo con tutti coloro che vogliono instaurare o mantenere un rapporto con il nostro Paese.